Sermoni |
RIPARIAMO LE RETI
| Autore: Leonardo P - 14 Ottobre 2009 |
ATTI 11: 21 e 26
| Autore: SOVERI G. - 27 Giugno 2008 |
Riflessione giornalino 57
| Autore: Salvatore F. - 2 Maggio 2008 |
Editoriale giornalino 57
| Autore: Giuliano S. - 2 Maggio 2008 |
Attenzione ai confini imposti dalla teologia
| Autore: Pippo - 2 Maggio 2008 |
Io ho un sogno editoriale 58
| Autore: G. Soveri - 2 Maggio 2008 |
Lettera aperta
LETTERA APERTA ALLA FEDERAZIONE DI CHIESE PENTECOSTALI
Il mondo Evangelico italiano in generale e quello di matrice Pentecostale in particolare, è sempre stato caratterizzato da frammentazione o peggio da chiusure e preclusioni. Le ragioni sono molteplici e in questa sede ci limitiamo semplicemente a prenderne atto; ben vengano dunque tutte quelle iniziative volte a favorire l’incontro e il dialogo anche quando le posizioni sono diversificate o addirittura non negoziabili. Nel corso degli anni il notevole impegno da parte di molti per favorire l’incontro o in qualche caso la pacificazione, tra le diverse componenti del mondo pentecostale italiano, è sfociato nella costituzione della Federazione di Chiese Pentecostali (F.C.P.), che raggruppa varie famiglie di Chiese ( ELIM, CCPI, INTERNAZIONALE, NUOVA PENTECOSTE ed altre ancora).
Ci sono nodi irrisolti, come quello relativo ai rapporti con le Assemblee di Dio in Italia e nuove sfide, come quelle a cui siamo chiamati nei rapporti con il variegatissimo e sempre crescente mondo Evangelico delle Chiese Etniche. Ci sono da affrontare questioni di dottrina e di morale, c’è il tentativo, finora non riuscito, di avere finalmente una legge quadro sulla libertà religiosa e tanto altro ancora.
Lo scenario è indubbiamente complesso e impegnativo.
Da alcuni anni ci sono periodici incontri con la F.C.E I. che è composta sostanzialmente da Chiese appartenenti all’area delle Chiese Storiche ( Battisti, Metodisti, Luterani e Valdesi).
Dialogare è sempre utile a patto però di avere le idee chiare e di definire le proprie posizioni e quegli oggettivi confini oltre i quali a nessuno è (o dovrebbe essere) lecito andare, tanto più in quanto la similarità degli acronimi F.C.E.I. ed F.C.P., spesso, ingenera confusione e non è infrequente il caso di persone che chiedano se si tratti di unica Federazione o se l’una sia parte dell’altra.
Da anni le Chiese Metodiste, Valdesi e Battiste ( cosiddetto BMV), che sono la parte maggioritaria della F.C.E.I. hanno preso posizioni nette in materia di aborto, divorzio, coppie di fatto e omosessualità schierandosi ufficialmente a favore del divorzio e dell’aborto ( in particolare su quest’ultimo tema sottolineano il loro impegno), così come accettano di fatto le convivenze e si schierano apertamente a favore delle coppie omosessuali.
Notizia ultima è una veglia di preghiera nella quale (testuale) chiedere perdono ai “fratelli e sorelle omosessuali”.
Preliminarmente sottolineiamo il fatto che ad ogni essere umano deve essere riconosciuto il diritto di esprimere il proprio pensiero e fare le proprie scelte, inclusi gli orientamenti sessuali, ma mentre uno Stato laico, seppur con i necessari distinguo, deve tutelare questi diritti, altra è la posizione di chi si richiama ai valori della fede e della morale che ad essa sottende.
Come Chiesa del Signore noi siamo chiamati a predicare la Parola nella sua interezza e non v’è dubbio che l’omosessualità dal punto di vista biblico sia considerata peccato al pari, peraltro, di altri disordini quali la promiscuità sessuale, l’adulterio e altre pratiche che non rientrano nella volontà di Colui che ha ispirato divinamente la Scrittura.
Proprio qui sta il punto: crediamo che la Scrittura sia la Parola divinamente ispirata e quindi inerrante, normativa, eterna e immutabile? Se lo crediamo non possiamo giustificare ciò che essa non giustifica ed accettare come moralmente lecito ciò che essa considera abominio.
Alcuni teologi e pastori di area storica, per giustificare la loro posizione liberale, hanno da tempo introdotto criteri diversi nella interpretazione del testo Biblico per cui la Scrittura non si spiega più o solo mediante la Scrittura, ma anche con la morale che cambia e con le scoperte scientifiche, vere o presunte che siano. Così si insegna che l’omosessualità è da considerarsi un dato di fatto naturale e a tale affermazione seguono le veglie di preghiera per le sofferenze inflitte ai “fratelli e alle sorelle omosessuali”. In tal senso a più riprese si sono espressi vari teologi e i vertici Battisti e Valdesi tramite le pastore Maffei e Bonafede. Se ben ricordiamo, proprio quest’ultima a Roma, durante il gay pride, espose degli striscioni di solidarietà verso i manifestanti.
Chissà che ne penserebbe Giovanni Battista che schierandosi contro una coppia di fatto ci rimise la testa!
Certi ambienti evangelici sembrano da tempo orientati verso un neoumanesimo che giustifica tutto e tutti, che parla un linguaggio “politicamente corretto” ma non ha più al centro Dio e la Sua Parola che libera dal peccato e dalla morte.
Sono fatti noti e facilmente riscontrabili; ciascuno è ovviamente libero di fare le proprie scelte assumendosene la responsabilità, ma noi non siamo disposti ad associare a costoro il nostro nome e neppure quello delle Chiese che serviamo e rappresentiamo. Siamo vincolati come servi del Signore a predicare la Sua Parola e questo è un punto non negoziabile.
Sappiamo che in molte nazioni non si può più predicare così e che alcuni fratelli hanno subito conseguenze penali; siamo pronti a farlo anche noi perché questa è una di quelle circostanze nelle quali..conviene ubbidire a Dio anzi che agli uomini…
La cosa che ci inquieta e ci spinge a scrivere è il silenzio del mondo Pentecostale che si riconosce nella FCP, dei suoi vertici ( Presidente e Consiglieri) e purtroppo anche degli esecutivi delle sue componenti denominazionali.
Chiediamo quindi loro se intendono ribadire la totale inaccettabilità dell’omosessualità dal punto di vista biblico e rivedere i rapporti con l’altra Federazione o quantomeno con le loro componenti coinvolte in questa iniziativa, perché è in gioco l’onore dell’Evangelo di Gesù Cristo.
Facciamo fatica a capire ed ancora di più a spiegare ai membri delle nostre Chiese che la nostra posizione è diversa quando poi, come se nulla fosse, veniamo invitati a celebrazioni comuni o quando queste stesse persone vengono invitate all’Assemblea della Federazione.
Cari fratelli, in estrema sintesi, fateci sapere cosa pensate e come volete agire per il futuro, altrimenti manterrete le buone relazioni “diplomatiche” con la FCEI, ma correndo il rischio di pagare uno scotto non indifferente con la base delle nostre Chiese.
Speriamo che la vostra risposta sia esaustiva e chiara al di là di ogni ragionevole dubbio.
Firmatari:
Giuliano Soveri – Pordenone
Emanuele Campo - Busto Arsizio
Veglio Jugovac – Trieste
Gianni Palma – Marostica
Craig Quam – Montebelluna e Feltre
Tino Di Domenico – Seriate - Bergamo
| Autore: G. Soveri - 2 Maggio 2008 |
LA DONNA DEL PROVERBIO 31
Come Giacomo scrive nel primo capitolo della sua lettera, la Parola di Dio è come uno specchio: in questo specchio vediamo quello che realmente siamo, e in che cosa dobbiamo cambiare. Per due riunioni noi sorelle abbiamo esaminato questo specchio speciale che Dio ha donato a noi donne nella Sua Parola, il capitolo 31 del libro dei Proverbi. Tutto il libro ha molto da dire intorno alla donna: parla di donne cattive e sensuali da evitare, donne pigre e senza giudizio,donne che parlano troppo e brontolano, donne assorbite solo dalla bellezza fisica...ma anche donne buone e sagge. Per citare solo due versetti fra tanti, vediamo che:
"La donna saggia costruisce la sua casa, ma la stolta l'abbatte con le proprie mani”. (Prov. 14:1)
"Casa e ricchezze sono un'eredità dei padri, ma una moglie giudiziosa è un dono del Signore”. (Prov.19:14)
L'ultimo capitolo del Libro dei Proverbi, appunto il 31°, inizia con le parole di un certo re Lemuel, "massime che sua madre gli insegnò". Si sa ben poco di questo re, ma nelle parole di sua madre si vede molto bene che tipo di donna era:"Che ti dirò, figlio mio? Che ti dirò, figlio del mio grembo? Che ti dirò, o figlio dei miei voti?" Lei era una donna che prendeva molto sul serio le cose di Dio, la consacrazione, i voti, la maternità, l'insegnamento del figlio.
Gli ha insegnato, infatti, la giustizia, la temperanza, ed ad avere un cuore per i deboli ed indifesi del suo regno. E, perché lei sapeva quanto dipendeva dalla moglie che suo figlio avrebbe scelto, gli disse pure: "non dare il tuo vigore alle donne, non frequentare quelle che mandano in rovina i re." Il capitolo prosegue, poi, con l'elogio della donna virtuosa.
Nei primi versetti di questo elogio vediamo il valore di questa donna. É come una gemma preziosa e rara che non si trova facilmente:"Chi la troverà?" Eppure, ogni donna ha la possibilità di avere da Dio tutte le virtù che vedremo qui. Ma c'e un prezzo da pagare, e diciamo la verità, non sempre siamo pronte a pagare quel prezzo, a danno nostro e delle persone intorno a noi.
Prima di vedere i vari aspetti della vita di questa donna, teniamo presente queste tre cose:
la sua motivazione, il suo ministero,e la sua ricompensa. Tutto inizia con la sua motivazione:
"fare del bene...tutti i giorni della sua vita."Quale sposa, mentre pronuncia i suoi voti, non è piena di buone intenzioni di mantenere le sue promesse nella buona e cattiva sorte? Quale donna, appena diventata mamma, non desidera fare tutto ciò che le è possibile per il bene della sua creatura? Chi di noi,vedendo tanti bisogni di ogni tipo intorno a noi, non vuole essere usata da Dio per incontrare almeno qualche bisogno? Ma le nostre buone intenzioni possono essere come la nuvola mattutina, come la rugiada, che presto scompaiono nella dura realtà della vita di ogni giorno. A volte siamo stanche, altre volte siamo giù di morale. Possiamo sentirci spiritualmente aride o depresse. O,semplicemente, dopo aver dato tanto e ricevuto poco in cambio, possiamo cominciare a pensare che "il gioco non vale la candela."Alla nostra motivazione umana dobbiamo aggiungere un'altra motivazione, ed è quella che ci darà la stabilità e la forza divina per perseverare in tutto il resto: il timore di Dio.
Tutto quello che facciamo, come donne, siamo chiamate a fare PER IL SIGNORE. Sarà di beneficio a mariti, figli, ed altre persone,ma è A LUI che offriamo "il sacrificio vivente" delle nostre vite. 'E il ministero che Egli Stesso richiede da noi. E, come Paolo disse in mezzo ai mille guai del suo ministero,"Se lo faccio volonterosamente, ne ho ricompensa: ma se non lo faccio volonterosamente, è sempre un'amministrazione che mi è affidata." (I Cor. 9:17).
La donna virtuosa del Prov.31 ha la sua ricompensa, come si vedrà negli ultimi versetti. Prima, MOTIVAZIONE, poi, MINISTERO,infine,RICOMPENSA. Non è a caso che le tre cose appaiono in questo ordine!
Per considerare la nostra chiamata come donne, dobbiamo tornare indietro nel tempo alla prima donna, Eva, Perché Dio l’ha creata? Quale era il Suo "progetto" iniziale? Come sappiamo, Dio ha visto che non era bene per l'uomo essere solo, ed ha creato un'altra persona che l'avrebbe aiutato e completato.
Dio aveva affidato ad Adamo tutto ciò che la Sua mano aveva creato, ed Eva avrebbe collaborato con lui. Ogni matrimonio è l'inizio della fondazione di una famiglia, un capolavoro di Dio, e nucleo primario di tutta la società. In quest'opera la donna collabora con Dio e con suo marito come un libro sulla famiglia,scritto nel 1884,dice:
"La madre è la somma sacerdotessa della casa, consacrata divinamente. Come le serve tenevano costantemente acceso il fuoco santo sull’ altare dell'antichità, ora lei deve tenere acceso il fuoco vivente sull’ altare vivente."
"il cuore di suo marito confida in lei, ed egli non mancherà mai di provviste."
Anche oggi gli uomini hanno bisogno delle loro mogli in tante cose (anche se alcuni sono restii ad ammetterlo!) Hanno bisogno di sentirsi "re" del loro "castello", quindi del rispetto e della stima della moglie. Se il marito della donna del Prov. 31 è "rispettato alle porte della città quando si siede tra gli anziani del paese", non è forse perchè è rispettato per primo a casa sua?”
"La donna virtuosa è la corona del marito, ma quella che gli fa vergogna è un tarlo nelle ossa." (Prov.12:4).
E siccome i mariti sono esseri umani con tutti i loro difetti, hanno anche bisogno di comprensione e pazienza, a volte pure del perdono delle mogli. Hanno bisogno d'affetto, quindi di una moglie che tiene viva la fiamma di amore, anche fisico, nella coppia; una moglie che cura anche il suo aspetto (la donna virtuosa "ha vesti di lino finissimo e di porpora.")
"Sia benedetta la tua fonte, e vivi lieto con la sposa della tua gioventù. Cerva d'amore, capriola di grazia, le sue carezze t'inebrino in ogni tempo,e sii sempre rapito nell'affetto suo." (Prov.5:18.19).
Hanno bisogno di una moglie che, come sorella in Cristo, sappia pregare per il marito e con lui; che, pur riconoscendo nel marito il capo della famiglia, prende pure lei la sua parte della responsabilità spirituale per la famiglia. Qualcuno ha scritto: "Il Talmud insegna che la migliore garanzia per il successo in una famiglia è che la madre sia figlia di un discepolo dei saggi. Una tale donna ha sperimentato lo spirito del Torah, ed è capace di tramandarlo ai suoi figli." Questo è ciò che i Giudei credevano; quanto più vale per una donna che è una figliuola
di Dio e discepola di Gesù!
"É simile alle navi dei mercanti: fa venire il suo cibo da lontano."
Una buona madre si preoccupa di ciò che la sua famiglia mangia, e la donna cristiana in più si sforza anche di nutrire le loro anime.Che cosa fanno le navi dei mercanti? Partono cariche da un paese (o forse vuote) scaricano, prendono a bordo altra merce, e ritornano. Quante volte nel corso della vita di un anno e di ogni singolo giorno, noi dobbiamo portare i nostri cuori vuoti, oppure carichi di ansia, dolore, rabbia, rancore, perplessità e fallimento al Signore, lasciando ogni cosa a Lui? Liberate da queste cose, le nostre"navi" possono riportare nuove speranze, pace, fiducia, allegria, risposte alle preghiere ed edificazione.
"Sente che il suo lavoro rende bene; la sua lucerna non si spegne la notte."
Qui si tratta di visione. Infatti, se non sentiamo che il nostro lavoro rende bene,chi ci lo fa fare? La nostra fatica "non è vana nel Signore, "anche se non vediamo sempre i risultati subito. Forse alcuni risultati non li vedremo affatto in questa vita. Ma abbiamo la certezza che "rende bene" : teniamo le nostre lucerne accese!
Ed anche se la propria famiglia potrebbe assorbire completamente tutto il tempo e l'energia di una donna, questa donna esemplare "tende le palme al misero, e porge le mani al bisognoso."Così come prendiamo cura dei bisogni materiali e di affetto dei nostri cari, se permettiamo a Dio di allargare i nostri cuori lo possiamo fare anche per altri.
"Salutate Rufo, l'eletto nel Signore e sua madre, che è anche mia, ",Paolo scriveva ai Romani (16:13). Questa donna, nel suo cuore di madre, aveva un posto anche per Paolo, e per chissà quanti altri!
"Non teme la neve per la sua famiglia, perché tutta la sua famiglia è vestita di lana rossa. Forza e dignità sono il suo manto, e lei non teme l'avvenire."
Se una madre è saggia, negli armadi ci saranno vestiti caldi per l'inverno e vestiti freschi per l'estate. Forse non saranno vestiti di marca, ma saranno puliti ed in ordine. E se lei ha pure visione spirituale, avrà fatto di tutto per "vestire" i suoi cari contro un altro inverno in cui "l'iniquità aumenterà e l'amore dei più si raffredderà." (Matt.24.12). Nel calore del "nido" famigliare avrà preparato nei loro cuori un buon deposito della Parola di Dio, ed anche dell'affetto per ogni persona che sviluppa in Lui una giusta stima di sè, così necessario per affrontare un mondo freddo e crudele. Se i figli hanno visto che la madre, in tutte le tempeste della vita, ha trovato un rifugio sicuro nel Signore,anche loro possono cercarlo. Nelle prove hanno visto che lei ha mantenuto il suo "manto" di forza e dignità invece di disperarsi ed abbassare lo standard, se lei non teme l'avvenire, anche se non sa cosa può riservarle, perché sa in Chi ha creduto, quale eredità quei figli avranno!
"Apre la bocca con saggezza, e ha sulla lingua insegnamenti di bontà."
Dall'abbondanza del cuore la bocca parla. Per quanto facciamo bene ad aprire la bocca con sapienza, e a scegliere bene le parole che, una volta uscite, non possiamo più chiamare in dietro per tutto l'oro del mondo, è ancora più importante avere un cuore pieno di cose buone.
Qualcuno ha detto che il cuore della madre è l'aula scolastica dei figli.
Tornando ai bisogni dei mariti, hanno anche bisogno di una moglie che sappia gestire quello che loro guadagnano, sia molto o poco. Ecco perchè una donna giudiziosa è un dono del Signore. Anche casa e ricchezze, risultati di anni di duro lavoro e sacrificio dei padri, possono essere sciupati se una donna non sa gestire il patrimonio. La donna del Prov.31 è un vero e proprio manager che sa sfruttare ed accrescere quello che ha a sua disposizione.
"Lavora gioiosa con le proprie mani."
"Si alza quando ancora è notte, distribuisce il cibo alla famiglia ed il compito alle sue serve." (Forse oggi non abbiamo serve come lei, però abbiamo altre "aiutanti". Ogni volta che programmiamo una lavatrice piena di vestiti, per esempio, sarà lei a fare il lavoro per noi, una cosa che le nostre nonne o bisnonne sognavano!)
"Posa gli occhi sopra un campo, e l'acquista; con il guadagno delle sue mani pianta una vigna. Si cinge di forza i fianchi e fa robuste le sue braccia."
"Sorveglia l'andamento della sua casa, e non mangia il pane di pigrizia."
Spurgeon disse una volta che non gli ispiravano assolutamente fiducia le donne che "parlano fuori di grazia e di gloria, ma non usano sapone a casa loro!" Anche l'apostolo Paolo voleva che le giovani donne imparassero a gestire, anzi, a governare le loro case ed i loro figli, invece di essere oziose e pettegole.
"Per la pigrizia sprofonda il soffitto; per la rilassatezza delle mani piove in casa." (Eccl. 10:18).
Dio sa che anche noi donne abbiamo bisogno di momenti per "rifarci",anzi tutto, alla Sua presenza,che è il vero ristoro. Ma, perché siamo umani, ci fa pure bene avere qualche giorno di relax con le nostre famiglie, leggere un buon libro, contemplare la natura, prendere un caffè con un'amica, specialmente se la nostra amica è pure una sorella in Cristo e possiamo condividere insieme le lotte e le vittorie della vita. É quando il relax e l'ozio diventano un modo di vivere, un "pane quotidiano" che il soffitto sprofonda e piove in casa. Come sappiamo,
tutte le cose, se trascurate, tornano allo stato in cui erano. Se preferiamo la telenovela ad un tempo di leggere la Bibbia con i nostri figli, per esempio, diventerà sempre più difficile farlo.
Purtroppo, l'erbaccia e le zizzanie crescono spontaneamente, ma le cose buone e utili devono essere coltivate e sorvegliate.
Così,vediamo a quale arduo compito siamo chiamate, un compito che và dalla consolazione dei piccoli (e grandi) cuori feriti, alla medicazione dei ginocchi sbucciati; dalla cura delle anime eterne ai vestiti da rammendare. ED HANNO IL CORAGGIO DI PARLARE DI DONNE CHE SONO "SOLO" CASALINGHE!!
Qui inizia un altro discorso che abbiamo affrontato insieme come sorelle.Una volta toccava all'uomo uscire di casa per procurare il necessario per la famiglia,e toccava alla donna gestirlo. Come abbiamo appena visto, non è cosa da poco! Ma, oltre a tutto questo, oggi la maggior parte delle donne lavora anche fuori, o per poche ore o per tante. Indubbiamente, ci sono vari motivi per farlo, ed ogni donna "sa i fatti di casa sua." Ci sono delle donne che "impazziscono" stando a casa, frase che ho sentito dire. Altre non si sentono "realizzate" essendo "solo" mogli, madri e casalinghe. Ed altre ancora che potrebbero anche fare al meno di lavorare, ma dicono di avere "bisogno" di tante cose extra, perchè tutte le hanno, e non vogliono essere da meno.
Però,ci sono delle donne che, pur essendo libere dall'andamento della società e dalla sua influenza, pur rendendosi conto che il loro ruolo in seno alla loro famiglia è di importanza vitale, devono lavorare. Anche in questo, mariti e figli hanno bisogno di loro, e sono pronte a rimboccarsi le maniche.
Ma, come è facilmente intuibile, le cose a casa quando sia il marito, sia la moglie lavorano fuori possono complicarsi! Sembra "normale" che i compiti di casa, poi, si dividano. Ma queste cose non sono sempre cose semplici, e quell’ "io" che c'è in ognuno di noi grida a tutta forza "non è giusto! "Non ci sono delle risposte facili, è vero, ma abbiamo considerato alcune cose. Una cosa è che le donne non devono avanzare pretese. Possiamo chiedere aiuto gentilmente, ED AIUTARE LE MOGLI IN QUESTE SITUAZIONI SAREBBE VERAMENTE UN MODO CON CUI I MARITI POTREBBERO MOSTRARE DI AMARE LE LORO MOGLI COME CRISTO AMO' LA CHIESA. Ma le pretese portano all'irritazione, al rancore, ed ad essere meno amabili. Forse si ottiene di più con un bel "Grazie per l'aiuto, lo apprezzo veramente!" che con commenti come "Finalmente un pò di aiuto, era ora!" Si ottiene di più, sia come contributo all'armonia in famiglia, sia come speranza di avere altro aiuto in seguito! E poi,l'aiuto anche se ci sembra dovuto non si deve prendere per scontato. Tutto questo è duro? Altrochè!! Stiamo parlando della "donna virtuosa" una donna che non esiste realmente, ma ognuna di noi deve diventare UNA DONNA IN CRISTO! LUI É La Virtù in persona; tutti i nostri migliori sforzi e tentativi vengono meno ad un certo punto.Un tralcio non porterà frutto se non è nella vite. Non basta neanche stare pochi millimetri dalla vite. Se dimoriamo in Gesù, la Sua virtù diventerà nostra, di valore in valore. Questa è l'unica nostra speranza di essere veramente donne virtuose!
Ed eccoci arrivate alla fine, alla ricompensa: "I suoi figli si alzano e la proclamano beata, e suo marito la loda, dicendo: Molte donne si sono comportate da virtuose, ma tu le superi tutte! La grazia è ingannevole, e la bellezza è cosa vana; ma la donna che teme il Signore è quella che sarà lodata. Datele del frutto delle sue mani, e le opere sue la lodino alle porte!"
A chi non farebbe piacere essere lodata così dalle persone che amiamo di più?! Ad ogni donna fa bene sentirsi apprezzata, ed anche sentirselo dire verbalmente. Ma per qualche brutto scherzo della natura gli uomini che possono gridare a squarciagola la loro approvazione per una squadra di calcio, non abbondano di complimenti verso le loro mogli.
Tranne qualche eccezione, sono fatti così.
E non solo. Ci sono pure delle donne di valore che sono costantemente criticate, perfino denigrate da mariti e figli ingrati. Vi ricordate la storia di Ainoam , la moglie di Saul? Povera donna, quanto aveva sopportato, eppure Saul la chiamava "perversa, ribelle e vituperosa!"
Ainoam e le moltitudini di donne come lei avranno da Dio la lode che forse non hanno mai avuto dai loro mariti.
"Dio infatti non è ingiusto da dimenticare l'opera vostra e l'amore che avete dimostrato per il Suo nome con i servizi che avete resi..." (Ebrei 6:10,ecc.)
Quei servizi, quelle opere, loderanno ogni donna e le sarà dato il frutto delle sue mani alle porte eterne. Lì c'è la giustizia!!
Prima di lasciare L'Antico Testamento, vogliamo dare uno sguardo rapidissimo ad altre donne, e la loro influenza per il bene o per il male, nella vita di alcuni uomini di Dio.
É noto che le numerosissime mogli di SALOMONE furono la sua rovina,perchè idolatre. La moglie di GIOBBE, nelle sue prove tremende (che erano tremende anche per lei, in quanto anche lei aveva perso figli, beni materiali e la salute del marito) non ha resistito più, ed ha detto:"Ancora stai saldo nella tua integrità? Ma lascia stare Dio, e muori!" Ma Giobbe le rispose: "Tu parli da donna insensata! Abbiamo accettato il bene dalle mani di Dio, e rifiuteremmo di accettare il male? "Vogliamo sperare che lei non era una donna insensata, ma che parlava solo come insensata nel suo momento di smarrimento (e chi di noi non l'ha fatto mai?) In ogni modo, Giobbe ha fatto molto bene a non dare retta a lei in quell'occasione.
Gomer, la moglie infedele del profeta OSEA, gli causò grande dolore e disonore, ma il profeta dal cuore rotto con le sue proprie circostanze mostrò ad Israele la sua infedeltà verso Dio. Il profeta GEREMIA fu divinamente proibito a sposarsi Ger.16:2) ma nelle sue sofferenze gridò:"Me infelice! O madre mia,perchè mi hai fatto nascere uomo di lite e di contesa per tutto il paese!"(15:10).Geremia fu consacrato profeta delle nazioni fin dal grembo di sua madre; sicuramente, come alla madre di Gesù, anche alla madre di Geremia una spada trafiggeva l'anima nel vedere il prezzo che suo figlio stava pagando per la sua chiamata. Il profeta EZECHIELE, invece, aveva una moglie che gli era cara in tutti i sensi, ma un giorno la parola del Signore gli fu rivolta in questi termini: "Figlio d'uomo, ecco, con un colpo improvviso io ti tolgo la delizia dei tuoi occhi, ma tu non fare lamento, non piangere, non versare lacrime.
<Sospira in silenzio>… “la mattina parlai al popolo e la sera mia moglie morì." (Ezech. 24:15-18). Della famiglia consacrata del profeta ISAIA possiamo leggere qualcosa in Isaia 8:2-4,18. Non sappiamo come si chiamasse la moglie di Isaia, considerata anche profetessa, ma doveva essere una moglie esemplare.Se così non fosse stato, suo marito avrebbe mai potuto rimproverare il popolo perchè "delle donne dominano su di lui" (Is. 3:12)? Avrebbe potuto chiamare le donne spensierate a cercare il Signore (cap. 32) se la sua propria moglie non Lo stesse cercando? La madre di Geremia, e le mogli di Ezechiele ed Isaia hanno potuto dare un loro contributo prezioso al ministero di questi tre uomini di Dio...perchè anche loro erano discepole!
| Autore: Caterina - 17 Settembre 2007 |
Paolo gridò ad alta voce: “non ti far male alcuno”
Nel sedicesimo capitolo degli Atti degli apostoli è presentato Paolo in prigione con Sila. Paolo non si ritrova in questa triste situazione a motivo di qualche reato, ma per la sua presa di posizione nei confronti di una donna, che, pur portando molto guadagno ai propri padroni, agiva in contrasto con la volontà di Dio facendo l’indovina.
Dio si è sempre espresso chiaramente non lasciando nessun dubbio riguardo la divinazione, all’astrologia, alla magia e a tutto il mondo dell’occulto in genere: “non si trovi in mezzo a te che eserciti la divinazione, né astrologo, né chi predice il futuro, né mago né incantatore, né chi consulta gli spiriti, né chi dice la fortuna, né negromante, perchè il Signore detesta chiunque fa queste cose (Deut. 18:10-12)
Il Signore ci aiuti a prendere personalmente posizione nel mondo, riguardo questi atteggiamenti che Lui non gradisce, e anche se questo talvolta può comportare qualche disagio o difficoltà, vogliamo esserGli fedeli fino alla fine per ricevere da Lui la corona della giustizia.
Sappiamo che l’avversario delle anime nostre è potente, ma con noi è Colui che è Onnipotente e in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di Colui che ci ha amati (Rom. 8:37)
Non temiamo, perché Dio è con noi. “Quand’anche camminassi nella valle dell’ombra e della morte io non temerei male alcuno perché tu sei con me (Salmo 23:4). È dal Signore, dall’Iddio Altissimo che arriverà l’aiuto. “Alzo gli occhi verso i monti, da dove mi verrà l’aiuto? Il mio aiuto viene dal Signore che ha fatto il cielo e la terra (Salmo 121: 1,2).
Paolo, anche se in prigione, ha nel cuore una gioia che non viene meno, la sua speranza non è fondata sulle circostanze ma su Cristo Gesù il Signore.
Dalla Parola di Dio sappiamo che quando un apostolo si ritrovava per lodare il Signore e per innalzare il Suo nome, Egli si rivelava con la Sua presenza ed interveniva miracolosamente con potenza liberando i cuori ed operando nelle anime. Improvvisamente, ad un tratto un miracolo liberò tutti i carcerati spezzando le loro catene ed aprendo le porte di tutte le celle. Che momento glorioso per quei carcerati!!! Ma quale terribile esperienza per quel carceriere che aveva la responsabilità di custodirli...la sua prospettiva era solo quella di pagare vita per vita. Non sapeva che nessuno era fuggito e che tutti erano ancora al loro posto; l’unica cosa che poteva vedere erano le porte delle prigioni aperte, e non c’era via d’uscita per il suo problema, non c’era salvezza.
L’agire del mondo ingrandisce i problemi fino al punto di far credere che non ci sia più nessuna soluzione. Elia, sconfortato ed impaurito per le minacce di Israele si coricò sotto una ginestra esprimendo a Dio il suo desiderio di morire. Giona, irritato per la conversione del popolo di Ninive, chiese al Signore di riprendersi la sua vita; ma grazie a Dio che anche quando sembra che sia tutto perduto, quando la delusine si fa strada nel cuore, quando la preoccupazione diventa apprensione fino al punto di farci perdere il desiderio di vivere, dalla Parola del Signore giunge un grido: “non farti del male” . Gesù disse: “Io sono la via, la verità e la vita, nessuno viene al Padre se non per mezzo di me” (Giov. 14:16).
Non farti del male ma vieni al Colui che vuol farti del bene; ricorda che Dio non manda nessuno all’inferno, ma è l’uomo stesso con il proprio agire, a scegliere deliberatamente di andarci. Non farti dl male, scegli per il Signore.
Il carceriere si rese conto del miracolo avvenuto: i carcerati erano tutti liberi ma erano rimasti nelle loro celle, per loro non c’era né catena né porta chiusa ma erano veramente liberi perché avevano udito la parola di Dio e avevano conosciuto la verità della salvezza in Cristo Gesù.
Il carceriere visto il miracolo chiese: “Che debbo fare per essere salvato?” e la risposta ieri come oggi è sempre la stessa: credi nel Signore Gesù e sarai salvato. Non farti del male, Gesù vuole ancora salvare ed intervenire nel tuo bisogno, vuole venire nel tuo cuore per farti del bene, spezzando ogni catena e per darti il diritto di diventare figlio di Dio.
| Autore: S. Frenda - 17 Settembre 2007 |
IL PREZZO DEL DISCEPOLATO
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se uno vuol venire dietro a me, rinunzi (lett. rinneghi) a se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la sua vita, la perderà; ma chi avrà perduto la sua vita per amor mio, la troverà. Che gioverà a un uomo se, dopo aver guadagnato tutto il mondo, perde poi l'anima sua? O che darà l'uomo in cambio dell'anima sua (Matteo 16:24-26)?
La Scrittura può essere usata male se non correttamente compresa nel suo insieme. Singoli versi potrebbero indurci a credere che una volta divenuti credenti tutti i problemi siano risolti, poiché il Signore ha promesso che il Padre ci concederà quel che chiederemo nel Suo nome (Gio 15:16). Faremmo bene però a leggere anche i versi precedenti del capitolo laddove è detto che la massima espressione dell’amore è dare la propria vita per gli amici.
Noi tutti eravamo nemici di Cristo quando Egli è morto sulla croce per noi; anzi è proprio a motivo dei nostri peccati che Egli ha dato la Sua vita per noi, così da riconciliarci al Padre e poterci chiamare amici.
Al persecutore Saulo, Dio rivelò subito quante e quali sofferenze ne avrebbero segnato il ministerio, ed egli ne trattò diffusamente nei suoi scritti ( si vedano ad esempio II Corinzi 1:6-7, Filippesi 3:10, II Timoteo 2:3, 3:11 e 4:5).
Luca 14:33 ci ricorda che Gesù stesso ha dichiarato: Così dunque ognuno di voi, che non rinunzia a tutto quello che ha, non può essere mio discepolo.
Credere in Cristo ha come conseguenza il ricevere una nuova vita ma significa anche che la vecchia vita è morta e sepolta come testimoniamo col battesimo in acqua. Noi non abbiamo più diritti; Cristo è divenuto per noi Salvatore ma anche Signore che ci ha comprati a prezzo di sangue (Apoc. 5:9). Tutto ciò che abbiamo non è diritto ma concessione, dono del nostro Dio. Nulla ci appartiene ma tutto ciò che Dio ci concede dovrà essere usato per l’avanzamento del Suo Regno e per la Gloria del Suo nome.
Spesso invece le persone vengono incoraggiate a chiedere unicamente per il soddisfacimento dei propri bisogni; Dio conosce i nostri bisogni, Egli sa di cosa necessitiamo e fa buoni doni ai Suoi figli. La Sua parola ci esorta a non essere come i pagani e ci incoraggia a cercare prima il Regno di Dio e la Sua giustizia (quella che si ottiene unicamente per fede in Cristo), sapendo che le altre cose ci saranno sopraggiunte (Mat 6:33).
Il ministerio di Paolo è stato contrassegnato da potenti manifestazioni da parte dello Spirito Santo eppure egli sapeva che la Potenza di Dio si manifesta in modo ancora più evidente mentre l’uomo è nella debolezza (II Cor 12:9).
Un recente fatto di cronaca ha turbato le nostre Chiese; mi riferisco al rapimento di 23 missionari evangelici Coreani da parte di Talebani Islamici in Afghanistan. Tutti abbiamo pregato per la loro liberazione, anche se nel frattempo due di loro sono stati uccisi.
Cosa ha spinto queste persone a lasciare la sicurezza delle loro case, il calore delle loro famiglie e le “benedizioni” delle loro chiese, per andare in un luogo insicuro, ostile, popolato da invasati assetati di sangue e pieni di odio soprattutto nei confronti dei Cristiani?
Solo l’amore! Non c’è altra motivazione. Dove le tenebre dell’odio avvolgono tutto e dove si ignora del tutto l’amore di Dio, dove la menzogna è spacciata per verità e la sopraffazione è l’unica legge, proprio là qualcuno deve portare la luce della conoscenza di Cristo.
…non si accende una lampada per metterla sotto un recipiente; anzi la si mette sul candeliere ed essa fa luce a tutti quelli che sono in casa (Mat 5:15) ha dichiarato Gesù, il quale ci ha anche comandato di andare fino agli estremi confini della terra per predicare il Vangelo della Grazia e dell’Amore a tutte le creature.
Come quei Talebani avrebbero potuto ricevere la testimonianza della Grazia e dell’Amore di Dio se qualcuno, a rischio della propria incolumità fisica non fosse andato proprio là? E’ il prezzo del discepolato; è il motivo per il quale ci viene detto che Gesù “svuotò” se stesso della propria eterna gloria divina e prese corpo umano facendosi come uno di noi. E’ lo stesso motivo per il quale morente in croce pregò il Padre di non imputare questo peccato ai suoi assassini. E’ il motivo per il quale da duemila anni, quelli che hanno preso sul serio l’Evangelo, vanno a predicarlo ovunque Dio li mandi senza curarsi delle possibili conseguenze. I discepoli di Cristo amano la vita perché essa è dono di Dio e non cercano il martirio, ma mettono in conto che essere discepoli può comportare anche una morte prematura e violenta. D’altra parte Gesù ci ha detto: E non temete coloro che uccidono il corpo, ma non possono uccidere l'anima; temete piuttosto colui che può far perire l'anima e il corpo nella geenna (Mat 10:28).
| Autore: G. Soveri - 17 Settembre 2007 |
DALLA NOSTRA RIUNIONE DEI GIOVANI
La consapevolezza della chiamata
<Giovanni rispose e disse: l’uomo non può ricevere nulla se non gli è dato dal cielo. Voi mi siete testimoni che io ho detto: io non sono il Cristo, ma sono stato mandato davanti a Lui > (Giov. 3:27,28)
Queste furono le parole usate da Giovanni Battista in risposta ai suoi discepoli, i quali, in seguito ad una discussione con i giudei intorno alla purificazione, andarono da lui a riferirgli che “Colui a cui egli ha reso testimonianza al di là del Giordano, stava battezzando a sua volta e tutti andavano da lui”. Costui era Gesù, il quale fu veramente immerso nelle acque da Giovanni nell’episodio raccontato in Matteo 3:13; tuttavia molto composta ed esemplare fu la risposta del Battista di fronte ad una presentazione dei fatti che suonava più come un tentativo di accendere una polemica sulla legittimità o meno dell’azione di Gesù.
Ma chi era Giovanni? Egli si definiva la voce che grida nel deserto e noi siamo consapevoli dell’importanza del suo ministero e di come egli abbia avuto un ruolo importante nel preparare la venuta del Cristo; ma la verità è che Giovanni era un vero uomo di Dio, consapevole della sua chiamata e soprattutto saggio nel riconoscere la sua posizione in tutta questa faccenda, e come lui tutti noi siamo chiamati a riconoscere che l’opera appartiene a Dio, tanto nella nostra città, quanto nelle nostre famiglie, amicizie e conoscenze, ed avere la consapevolezza della nostra chiamata.
Un esercito è formato da una serie di soldati che non hanno tutti uno stesso talento, che non combattono tutti le stesse battaglie, che non compiono tutti le stesse missioni ma che si battono tutti per una stessa causa.
Allora?
Qual è la causa per la quale ti batti?
E qual è la tua missione nel grande esercito di Dio?
Sono fermamente convinto che la coscienza di ciò ci renderà forti e saggi qualora dovessimo affrontare situazioni ricche di polemiche, simili a quello che accadde a Giovanni; poiché fratelli, io potrei essere chiamato a progettare un impianto elettrico di una casa e voi a costruirla, due ruoli diversi ma con la finalità di dare luce ed elettricità a chi verrà ad occupare tale abitazione; e da credenti, la luce che dobbiamo dare, o meglio, riflettere, è Cristo. Questa è la nostra finalità. Che Dio ci benedica.
| Autore: Yannik - 16 Luglio 2007 |
Atti 3:1
Il secondo capitolo del libro degli Atti degli apostoli narra il racconto glorioso del giorno di pentecoste. Il battesimo nello Spirito Santo su tutti i discepoli, la prima predicazione pentecostale con la conversione di tremila persone; senz’altro uno dei giorni più gloriosi in assoluto per la Chiesa, uno dei capitoli della sacra Scrittura che noi cristiani evangelici pentecostali abbiamo più a cuore. Eppure per quanto glorioso, per quanto giorno di sacra memoria, si è trattato di un solo giorno in un solo capitolo, nient’altro che l’inizio di una lunga cronaca di atti che il Signore nei secoli ha compiuto nella Sua Chiesa e che ancora oggi Egli vuole continuare a compiere.
Dopo il secondo capitolo seguono il terzo e il quarto, Dio non smette di operare, Dio non ha cambiato metodi, Dio non è soltanto l’Iddio di un giorno, di un periodo, l’Iddio di ieri; Gesù Cristo è lo stesso ieri oggi e in eterno (Ebrei 13:8) ; al contrario il popolo di Dio spesso cambia di generazione in generazione e muta l’amore, la consacrazione, la fedeltà verso Dio, verso la Sua parola e verso il Suo servizio. Questo è accaduto nel passato a Israele, popolo di Dio nell’antico Patto, e poi purtroppo anche nella Chiesa.
Alcuni cristiani e alcune comunità dopo il periodo apostolico, pian piano si sono spenti. Purtroppo anche oggi nell’esperienza di alcuni credenti vediamo pian piano spegnersi la fiamma, lo zelo, l’ardore nell’esperienza pentecostale.
Dio però non è solo l’Iddio della prima generazione, e neanche solo l’Iddio della seconda, Egli è l’Iddio di ogni generazione.
Cosa accadde allora di così glorioso nei capitoli terzo e quarto del libro degli Atti? Il Signore, attraverso Pietro e Giovanni, operò una guarigione miracolosa. Pietro fece la seconda predicazione pentecostale della storia e si convertirono altri duemila uomini. Pietro e Giovanni pur gettati in prigione, pur minacciati, testimoniarono con franchezza di Gesù, gli oppositori dell’Evangelo non trovarono nulla per accusare gli apostoli; la Chiesa si riunì in preghiera, il Signore mandò ancora lo spirito Santo e tutta la Chiesa fu nuovamente rivestita della sua potenza. La comunione fraterna ricevette nuovo fervore e nuovo zelo, un nuovo risveglio. Tutto questo sta a significare che Dio non è solo l’Iddio del giorno di Pentecoste ma l’Iddio della Pentecoste. “Voi figli di Sion gioite, rallegratevi nel Signore vostro Dio perché vi dà la pioggia d’autunno in giusta misura e fa scendere per voi la pioggia, quella d’autunno e quella di primavera come prima” (Gioele 2;23)
Visto che Dio non cambia, che cosa permise allora agli apostoli di vedere realizzarsi sotto i loro occhi quanto narrato nel terzo e nel quarto capitolo degli Atti? Vi fu qualche annuncio particolare su quello che stava per accadere? Vi fu qualche sensazionale parola profetica, o forse era un giorno particolare?
Niente di tutto questo.
Allora che cosa permise che tutto questo si realizzasse? Pietro e Giovanni salivano al Tempio per la preghiera dell’ora nona…
La preghiera dell’ora nona era una riunione di preghiera che si teneva alle tre del pomeriggio nel cortile del Tempio; dovrebbe darci da pensare la preghiera dell’ora nona alle tre di pomeriggio di un giorno qualsiasi nel caldo pomeriggio di Palestina, nel culmine delle attività di una società basata sulla pastorizia, sull’agricoltura e su tutti quei lavori manuali che assorbivano il tempo, le forze.
Pietro e Giovanni, due apostoli, due colonne della Chiesa primitiva, due servi di Dio con grandi impegni e responsabilità, due che a parere nostro forse avrebbero potuto rinunciare ad una “semplice” riunione di preghiera per dedicarsi a qualcosa di più importante. Ma Pietro e Giovanni erano là dove Dio li voleva, nel momento in cui Dio stava per manifestare la Sua gloria. E’ Dio che opera, che continua ad operare, ma Egli opera solo con chi si trova nel posto che Lui vuole, nel momento che Lui vuole e con l’attitudine che Lui vuole.
Chissà quante cose Dio non riesce a compiere tramite il nostro servizio, la nostra testimonianza, solo perché noi spesso non ci troviamo nel posto giusto al momento giusto.
L’ora nona è un’ora speciale nel cuore di Dio; l’ora nella quale Dio ci chiama a servirLo nella Sua vigna. (Matteo 20;5), l’ora nella quale Dio risponde alle preghiere (Atti 10; 3,4,30,31), l’ora nella quale le tenebre finiscono perché il Figlio di Dio le prende su di Sé (Matt. 27;45-46), l’ora nella quale tutto è stato compiuto, l’ora della redenzione, l’ora della grazia per chiunque crede in Gesù. (Matt. 27;46-50)
Se tu stai vivendo lontano da Dio, schiavo del male, del vizio… e le tenebre fitte del peccato hanno invaso il tuo cuore, grida al Signore, e nell’ora nona, quando le tue speranze verranno a mancare, Egli ti risponderà e ti trasporterà da un regno di tenebre nel Regno della Sua meravigliosa luce. Cristo ha pagato il prezzo della tua redenzione, Egli ascolta il tuo grido, Egli è pronto a perdonarti.
Fratelli e sorelle, rimaniamo fedeli al Signore nell’ora nona, e facciamoci trovare dove Egli vuole e vedremo la Sua gloria. Quando meno ce lo aspettiamo nell’ora nona Dio opererà.
| Autore: S. Frenda - 16 Luglio 2007 |
CRISTO PER FEDE
Abbiamo tutti, più volte, veduto madri guidare, con amorevole persuasione, figlioli riluttanti; abbiamo letto che i viaggiatori, i quali desiderano raggiungere le alture delle grandi montagne, debbono seguire fedelmente le loro guide. E tutti sappiamo di essere arrivati a qualche esperienza, a seguito di indirizzi ricevuti e seguiti.
Il cristiano tende al più alto ideale; ma, come il bambino ed il viaggiatore, egli deve seguire una guida. E suprema direzione è la Parola della Scrittura; essa lo mena ai piedi del Salvatore. Ma la Scrittura, appunto perché guida, va ubbidita fedelmente, anche là dove pare non armonizzi con le nostre vedute ed esperienze.
La Bibbia è il libro delle promesse. Ad ognuna, però, seguono una o più condizioni. Non dobbiamo discutere la lealtà di chi promette senza ubbidire alle condizioni, così come il malato non può obbiettare l’efficacia di un farmaco senza sperimentarlo.
Una delle più grandi promesse della Scrittura è, certo, quella contenuta nel versetto 19 del Capitolo 3 della lettera agli Efesini: “Conoscere la carità di Cristo, che sopravanza ogni conoscenza, acciocché ognuno sia ripieno di tutta la pienezza di Dio.” Essa però fa seguito alla preghiera dei versetti 16, 17, di cui è come una conseguenza: “che voi, cioè, possiate conoscere la carità di Cristo, quando Egli abiti nei vostri cuori per fede”.
“Che Cristo abiti nei vostri cuori per fede”. Salomone ha scritto: “Confidati nel Signore con tutto il tuo cuore e non appoggiarti sul tuo intendimento” (Prov. III, 5). L’apostolo Paolo va più innanzi, e prega che Cristo diventi, addirittura, il sovrano del nostro cuore, centro dei nostri pensieri ed affezioni.
“Conoscere la carità di Cristo che sopravanza ogni conoscenza”. Ecco il punto al quale si deve arrivare, ed allora tutto ciò che noi sappiamo in altri campi dello scibile diventerà un nulla in confronto della conoscenza dell’amore di Cristo.
I Cristiani di Efeso erano in pericolo nel seguire insegnamenti umani, mossi da diversi venti di dottrina e, forse, in alcuni si notava già troppa discussione e poca fede. Di qui l’enfasi data dall’apostolo alla parola “fede”: “Cristo abiti nei vostri cuori per fede”: fede, non conoscenza, questa sarà una conseguenza. Cristo abiti, non un principio, un’emozione, un motivo; ma una Persona vivente. E cioè, il Cristo che l’Apostolo aveva predicato, morto sul calvario per i nostri peccati, il Cristo della resurrezione Principe della vita, il Cristo aspettato dai credenti. Lui doveva abitare nel cuore, non altri.
Solo dopo una intima comunione di vita, in cui non più noi, ma Cristo vive in noi, possiamo conoscere il Suo amore.
Una simile esperienza l’aveva fatta Pietro quando esclamava: “Noi abbiamo creduto (prima parte) e conosciuto (conseguenza) che tu sei il Cristo il figliolo dell’Iddio vivente”.
Conoscenza dell’amore di Cristo, l'avevano i martiri, che chiamati a scegliere, in presenza della morte, tra il culto all’imperatore e Cristo, avevano una sola risposta: “Cristianum sum”, sono cristiano!
E la loro parola rivelava una convinzione profonda, da sorprendere e meravigliare gli accusatori medesimi, alcuni dei quali accettavano il Cristianesimo, eleggendo il martirio a fianco degli accusati. Eroi, come Stefano, vedevano la Gloria di Dio, e morivano benedicendo e perdonando.
E mi viene da pensare agli antichi profeti, ai loro messaggi brevi e decisi: “Così ha detto il Signore…” Parevano ambasciatori allora usciti dalla Corte di un Sovrano noto e potente di cui portavano comandi assoluti, incisivi.
Non dimentichiamolo: tali uomini avevano nel loro cuore una conoscenza sicura dell’amore di Dio.
“Che vai tu cercando di reggerti da te stesso, esclama Agostino, mentre non puoi?” E fu appunto quando il grande uomo ebbe accettato Cristo per fede che vide fuggire i dubbi che lo tormentavano. Altrove egli dice che, senza la guida del Signore, nulla poteva conoscere.
Così aveva prima di Agostino pensato Paolo e così, dopo e prima di essi, altri eroi della fede. Ma così, ahimè!, non pensano molti, che studiano di pervenire alla conoscenza di Cristo in forza dei loro ragionamenti. Stolti, che vogliono precedere la guida, o seguire direzione diversa da quella segnata dalla Scrittura!
I veri cristiani non esitano a riconoscere la loro incapacità a comprendere Cristo, senza che Egli medesimo, l’ospite del cuore, diventi il maestro dell’intelletto. E persone umili convertite si affrettano a scegliere, col Salmista, il posto del bisognoso, e segnare il programma: Conoscere Cristo alla scuola di Cristo.
| Autore: G. Petrelli - 16 Luglio 2007 |
LA SERVA DELLA MOGLIE DI NAAMAN
In II Re cap. 5 la Bibbia ci presenta una ragazza che era la serva della moglie di Naaman, capo dell’esercito del re di Siria. Niente di strano per una ragazza in quei tempi. Ma bisogna vedere come mai lei si trovava in quelle circostanze.
“Alcune bande di Siri, in una delle loro incursioni, avevano portato prigioniera dal paese d’Israele una ragazza che era passata al servizio della moglie di Naaman.” Queste poche parole non possono descrivere il trauma, lo shock, lo sconvolgimento totale della sua vita. Non sappiamo né come si chiamasse, né quanti anni avesse.
Poteva essere una bambina o poco più,forse adolescente, comunque, in età tenera e vulnerabile. In un giorno tragico che le piombò addosso tutto al improvviso, fu strappata via alla tranquillità e alla sicurezza della sua famiglia, e portata in un paese dove tutto era diverso. E noi non sappiamo che fine avesse fatto la sua famiglia; può anche darsi che furono uccisi davanti agli occhi suoi. A questo punto,cos’è stato della ragazzina?
E’ stata seguita da un’equipe di psicologi ed assistenti sociali, o circondata dall’affetto di quei parenti che le erano rimasti? Altroché! Le hanno dato una scopa in mano,per così dire, ed un elenco di lavori che doveva fare per i suoi nuovi padroni.
A questo punto, Uno solo poteva aiutarla e consolarla: l’Iddio d’Israele! Quella fede che le era stata inculcata da piccolina ora le veniva in soccorso. Quanto è importante che i genitori cristiani con la preghiera, con gli insegnamenti, con l’esempio della loro vita,con l’amore e la cura, in tempo e fuori tempo,quando hanno voglia e quando non hanno voglia, preparino un “buon deposito” nei cuori dei figli. Neanche noi sappiamo che cosa il futuro potrà riservare loro.
La ragazza Israelita non solo ha superato il trauma,ma ha anche cominciato ad AMARE i suoi nuovi padroni!
Vedendo che Namaan era lebbroso,vedendo la tristezza di sua moglie, la ragazza disse alla sua padrona: “Oh, se il mio signore potesse presentarsi al profeta che sta a Samaria! Egli lo libererebbe dalla sua lebbra!” Queste semplici parole ci mostrano il cuore di questa ragazza come un libro aperto. Cosa vediamo? Anzi tutto, NON vediamo tracce di rancore. Eppure se qualcuno avesse dovuto essere amareggiato, sarebbe stata proprio . Ma il suo cuore era puro, non era colmo di questi veleni. Avendo perdonato e dimenticato, lei ora era libera di amare e servire. Le stava a cuore il bene dei suoi padroni, perciò non poteva tenere per se stessa la fede che avrebbe aiutato anche loro.
Sentendo le sue parole, la moglie di Naaman subito parlò al marito, e lui andò a riferire la cosa al suo signore. Perché la testimonianza di una semplice serva fu presa così sul serio? Perché lei era stata credibile. Forse parlava poco, ma amava tanto, e loro lo vedevano. Aveva gioia nelle sue tribolazioni,ed anche loro volevano quella gioia.
Conosciamo il resto della storia, e come Naaman fu guarito. La cosa incredibile è che secondo Luca 4:27:“Al tempo del profeta Eliseo,c’erano molti lebbrosi in Israele, eppure nessuno di loro fu purificato;lo fu SOLO NAAMAN,IL SIRO.” E quindi,la ragazza d’Israele non aveva visto né sentito parlare di lebbrosi guariti da Eliseo. Ma aveva fede,e la semplicità dei piccoli (come Gesù stesso dirà in seguito, bisogna diventare come piccoli fanciulli,perché il regno dei cieli è per chi assomiglia a loro), e Dio ha onorato la sua fede!
Oltre alla guarigione del corpo di Naaman,ora anche i padroni della serva condividevano la sua fede, diventando così un piccolo “nucleo” di credenti nel vero Dio in una terra straniera. Come avvenne anche per Rut, la ricompensa della ragazza fu piena, da parte del Signore, del Dio d’Israele,sotto le cui ali era venuta a rifugiarsi.
DAVANTI AD UN ESEMPIO COSI’ SPLENDENTE, TUTTE LE NOSTRE MOTIVAZIONI PER LAMENTARCI CADONO. COME VOGLIAMO VIVERE LA NOSTRA FEDE AGLI OCCHI DI QUESTO MONDO??
| Autore: Caterina - 8 Maggio 2007 |
Matteo 5;9
La parola pace può avere tante implicazioni ed essere applicata in vari ambiti, tuttavia la pace avrà sempre una sola origine: Dio. Quelli che desiderano essere portatori di pace devono prima realizzarla in loro stessi recandosi all’inesauribile fonte. Chi si impegna a realizzare la pace verrà chiamato figlio di Dio perché Dio è l’unico generatore della pace che può instaurarsi dove si stabilisce il Suo governo.. (Giobbe 25:2)
La pace nella Bibbia presuppone sempre la riconciliazione con Dio, contro cui i peccatori sono entrati in conflitto; è scritto: “Riconcìliati dunque con Dio e avrai pace…” (Giobbe 22:21). Procacciatori di pace sono dunque coloro che ricercano innanzitutto il Regno di Dio e la giustizia nei loro cuori, che si umiliano, che si arrendono a Dio e vengono rigenerati nella pace come figli Suoi attraverso Cristo (Rom. 5:1 ; Gal. 6:15,16).
Soltanto quando il Principe della pace regna nei cuori vi è vera pace (Isaia 9:5), diversamente, la ribellione alla volontà di Dio procurerà inevitabilmente lo sconvolgimento, ogni aberrante forma di guerra e morte (Giac. 4:1-7) senza poter mai godere la promessa di Dio. “Io metterò la lode sulle sue labbra. Pace, pace a chi è lontano e a chi è vicino, dice il Signore, il lo guarirò, ma gli empi sono come il mare agitato quando non si può calmare e le sue acque cacciano fuori fango e pantano, non c’è pace per gli empi, dice il mio Dio” (Isaia 57:19-21).
Operatori di pace sono quei credenti che si impegnano a vivere in pace con tutti, che non fomentano contese fra altri ma si prodigano per l’unità e l’edificazione delle anime, sempre pronti a spegnere ogni focolaio di conflitto (Prov. 15:1– II Tim. 2:22:23)
Quando per volontà altrui la pace non è realizzabile, i figli di Dio, benché colpiti, coltivano uno spirito pacifico verso il prossimo, preservando,nella preghiera, i loro cuori da sentimenti di ostilità ed ira. “Non rendere ad alcuno male per male...se è possibile, per quanto dipende da voi, vivete in pace con tutti gli uomini. Non fate le vostre vendette cari miei, ma cedete il posto all’ira di Dio (Rom. 12:17,18).
In tal modo i procacciatori di pace si conserveranno pronti ad operare al momento opportuno, per coronare la loro testimonianza con parole e gesti dettati dall’Evangelo della pace.
Poiché sta scritto: “A me la vendetta, io darò la retribuzione dice il Signore. Anzi, se il tuo nemico ha fame dagli da mangiare, se ha sete dagli da bere poiché facendo così tu radunerai dei carboni accesi sul suo capo. Non essere vinto dal male ma vinci il male col bene” (Rom. 12: 19-21)
Al pari della vendetta attuata secondo istinti aggressivi e arroganti criteri di giustizia personale che non onorano Dio, sono gli accordi col peccato, stabiliti su un distorto amor di pace con gli uomini, e così finiamo con l’essere complici del male.
Uno stare bene insieme perseguito per sentieri di sola convenienza materiale, con scorciatoie immorali, è la pace che offre il mondo non quella vera che dona SOLO Cristo, la quale libera dalle paure che spingono ad infedeli compromessi; Gesù infatti ha detto: “Io vi lascio pace, vi do la mia pace, io non vi do come il mondo dà” (Giov. 14:27) e aggiunge “Io vi ho detto queste cose affinché abbiate pace in me, nel mondo avrete tribolazioni ma fatevi animo, io ho vinto il mondo” (Giov. 16:33).
Il mondo può attingere a qualunque cisterna ma l’inesauribile fonte della pace resterà sempre il Dio della pace mentre continuiamo a riposare nella fedeltà della grazia divina mediante la preghiera (Fil. 4:7-9 - I Tess. 5:23) “Oh Eterno tu ci darai la pace perché ogni nostra opera tu la compi per noi. Oh Eterno Dio nostro, altri signori fuori di te han dominato su noi ma grazie a te noi possiamo celebrare il tuo nome” (Isaia 26:12,13).
Coloro che confidano nel Signore godono di una benedizione che li conserva sereni anche in mezzo alle ritorsioni, perché non hanno procacciato una pace mondana bensì quella di Cristo (Isaia 26:3 - I Pietro 4:13,14) tali uomini fedeli e coraggiosi sono i beati ricercatori di pace che in ogni tempo manifestano nella santità un cuore fregiato dell’ornamento incorruttibile dello Spirito benigno e pacifico che agli occhi di Dio è di gran prezzo.
| Autore: S. Frenda - 8 Maggio 2007 |
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