Missione |
Il terreno e i ragazzi del Centro
Nelle foto sono ritratti i ragazzi attualmente ospiti del Centro e il terreno sul quale sorgerà "Casa Rehoboth".
Nelle scorse settimane abbiamo perfezionato l'acquisto dell'area edificabile ove sorgerà il Centro. Si tratta di un terreno di circa 6200 mq che può consentire nel futuro la costruzione di più fabbricati ove ospitare bambini e dislocare delle piccole attività lavorative.
Purtroppo, nonostante le prime, recenti elezioni democratiche, la situazione è ancora instabile ed è notizia di questi giorni lo scoppio di disordini che hanno mietuto vittime tra i soldati ed anche tra i civili. Questo naturalmente crea qualche problema in più per la costruzione, ma siamo fiduciosi che tutto si appianerà.
Attualmente i bambini sono ospitati in una casa nel quartiere di Beau Vent. Tra loro alcuni sono orfani di entrambi i genitori, mentre altri lo sono di padre. Alla fine dell'anno scolastico, valuteremo quali bambini hanno la possibilità di rientrare nelle famiglie garantendo loro comunque l'istruzione, mentre gli altri rimarranno nella struttura.
Nelle foto sono ritratti i ragazzi attualmente ospiti del Centro e il terreno sul quale sorgerà "Casa Rehoboth".





Purtroppo, nonostante le prime, recenti elezioni democratiche, la situazione è ancora instabile ed è notizia di questi giorni lo scoppio di disordini che hanno mietuto vittime tra i soldati ed anche tra i civili. Questo naturalmente crea qualche problema in più per la costruzione, ma siamo fiduciosi che tutto si appianerà.
Attualmente i bambini sono ospitati in una casa nel quartiere di Beau Vent. Tra loro alcuni sono orfani di entrambi i genitori, mentre altri lo sono di padre. Alla fine dell'anno scolastico, valuteremo quali bambini hanno la possibilità di rientrare nelle famiglie garantendo loro comunque l'istruzione, mentre gli altri rimarranno nella struttura.
Nelle foto sono ritratti i ragazzi attualmente ospiti del Centro e il terreno sul quale sorgerà "Casa Rehoboth".





| Autore: G.S. - 25 Marzo 2007 |
acquistato il terreno
nei giorni scorsi abbiamo acquistato un'area edificabile di circa 6200 mq a Kinshasa.
E' il primo, indispensabile, passo per la futura costruzione del Centro. Sinceramente siamo sorpresi dallo sviluppo degli eventi e da quanta disponibilità le persone stanno dimostrando nei confronti dell'iniziativa. Siamo in attesa del cinque per mille dello scorso anno e di altre offerte per passare alla fase della progettazione e della successiva edificazione.
Quanto prima inseriremo le foto dell'area e quella dell'attuale Centro nel quartiere Beau Vent di Kinshasa.
Anche per quest'anno potete destinare il cinque per mille delle dichiarazioni dei redditi ( mod. 730 e unico), alla nostra Associazione, barrando la casella relativa alle associazioni di volontariato ed indicando il codice fiscale 91056070930.
Tutte le offerte ricevute dal cinque per mille saranno destinate alla costruzione del Centro, mentre, per quanto riguarda le spese di mantenimento dei bambini attualmente ospiti di "casa Rehoboth", l'onere viene sostenuto dalla nostra Chiesa e da altri sostenitori.
E' il primo, indispensabile, passo per la futura costruzione del Centro. Sinceramente siamo sorpresi dallo sviluppo degli eventi e da quanta disponibilità le persone stanno dimostrando nei confronti dell'iniziativa. Siamo in attesa del cinque per mille dello scorso anno e di altre offerte per passare alla fase della progettazione e della successiva edificazione.
Quanto prima inseriremo le foto dell'area e quella dell'attuale Centro nel quartiere Beau Vent di Kinshasa.
Anche per quest'anno potete destinare il cinque per mille delle dichiarazioni dei redditi ( mod. 730 e unico), alla nostra Associazione, barrando la casella relativa alle associazioni di volontariato ed indicando il codice fiscale 91056070930.
Tutte le offerte ricevute dal cinque per mille saranno destinate alla costruzione del Centro, mentre, per quanto riguarda le spese di mantenimento dei bambini attualmente ospiti di "casa Rehoboth", l'onere viene sostenuto dalla nostra Chiesa e da altri sostenitori.
| Autore: g.s. - 19 Marzo 2007 |
casa rehoboth
aggiornamento
Aggiornamento su casa Rehoboth – Kinshasa Ringraziamo il Signore che ha toccato il cuore di diverse persone per sostenere questa missione. Nel mese di novembre la struttura è stata trasferita nel quartiere di Beau Vent in una zona più centrale della capitale. Questo comporta un leggero aumento del costo di locazione ma la vecchia casa non era più idonea ad ospitare i ragazzi e adesso c’è più spazio e questo ci ha consentito, dal mese di dicembre, di prendere un’altra bambina che si chiama Vina ed ha 9 anni. E’ la sorellina di Eric,uno dei ragazzi che erano già nella nostra struttura. Dopo la morte dei loro genitori i due erano stati ospiti presso parenti ma poi erano stati separati e finalmente siamo riusciti, con la grazia di Dio, a ricongiungerli. Nel 2006 non sono mancate le difficoltà; tra le tante la malattia di Eric che ha contratto la tubercolosi (cosa non infrequente da quelle parti), ma grazie a Dio tutto si è risolto per il meglio e gli altri ragazzi sono risultati sani ai successivi controlli medici; adesso Eric ha superato la malattia ed è anche cresciuto fisicamente. Altra notizia positiva è quella relativa all’interesse e dell’aiuto finanziario da parte di alcune comunità Evangeliche italiane oltre che da amici e sostenitori. Nel Convegno Nazionale della Chiesa Cristiana Pentecostale Italiana (C.C.P.I.) tenuto a Monteforte Irpino lo scorso settembre, la missione Casa Rehoboth è diventata ufficialmente opera della stessA C.C.P.I. pur conservando la propria struttura ed autonomia. La Chiesa di Pordenone continua a sostenere finanziariamente il primo nucleo di orfani che sono ospitati nella casa di Kinshasa, mentre le altre offerte vengono, quasi interamente, destinate al fondo per la costruzione del Centro. Siamo inoltre in attesa di ricevere la quota del cinque per mille che ci permetterà di dare inizio ai lavori per il nuovo Centro. Il progetto per il 2007 è quello di acquistare un terreno e cominciare la costruzione di un un primo lotto che sarà il nucleo del Centro. Abbiamo contattato un’impresa italiana che opera in Congo e che ci ha dato una disponibilità di massima per visionare il terreno ed alla quale affideremo la costruzione. Un Centro di proprietà permetterà di contenere i costi fissi e di fornire sistemazione logistica, con costi contenuti, a quanti vorranno in futuro visitare i bambini. A Dio piacendo, per dare il via a questo progetto, Giuliano e Sarah Soveri assieme ai coniugi Tshimbalanga, si recheranno a Kinshasa il 1 marzo p.v. per visionare alcuni terreni, visitare la Comunità partner e soprattutto i nostri bambini. Pregate per noi e per la Missione. Nel ringraziarVi, invochiamo su di Voi la benedizione di Dio e, come sempre restiamo a disposizione per qualsiasi informazione. Notizie le potete trovare anche sul sito www.pordenonevangelica.org. Il sito è in via di ristrutturazione e non appena pronto aggiorneremo anche la rubrica Rehoboth con foto e altri servizi. per offerte: ccp 58227489 abi 07601 cab 12500 poste italiane causale: casa Rehoboth intestata a: Rehoboth – Onlus Sede legale: v.le Marconi,15 sede amm.va c/o studio Soveri via Galilei,21 33170 Pordenone regione Friuli Venezia Giulia registro generale n.877 sett. Sociale c.f. 91056070930
| Autore: g.s. - 11 Gennaio 2007 |
Proiettato l'ultimo filmato relativo ai bambini della casa Rehoboth di Kinshasa
Proiettato l'ultimo filmato relativo ai bambini della casa Rehoboth di Kinshasa
Mercoledì 1 novembre alle ore 10.30 presso i locali della nostra Chiesa in via Castelfranco Veneto,77/6 -zona Comina di Pordenone, verrà proiettato l'ultimo filmato relativo ai bambini della casa Rehoboth di Kinshasa. Verranno illustrati i progetti futuri e le iniziative in corso. La corale giovanile eseguirà un breve programma musicale. Seguirà un agape fraterna. per info gsoveri@libero.it
| 29 Ottobre 2006 |
CINQUE PER MILLE
puoi aiutarci destinando il cinque per mille alla REHOBOTH ONLUS indicando nella dichiarazione dei redditi il codice fiscale: 91056070930
La Rehoboth Onlus è la nostra Associazione di Volontariato iscritta al numero 877 del Registro Generale della Regione Friuli Venezia Giulia - settore Sociale e si occupa di assistenza amministrativa e logistica a favore di bisognosi oltre a collaborare con il Banco Alimentare. Il principale progetto che ci vede attualmente impegnati è relativo alla costruzione di una CASA PER ORFANI E RELATIVA AZIENDA AGRICOLA, a Kinshasa, nella Repubblica Democratica del Congo, dove è già attivo un piccolo Centro che ospita i primi cinque bambini. La Legge Finanziaria consente di destinare il cinque per mille del proprio carico fiscale anche favore delle Onlus. E' tutto molto semplice; basta indicare nella propria dichiarazione dei redditi (CUD, modello Unico o 730) il codice fiscale della Onlus prescelta e la somma verrà poi girata direttamente all'Organizzazione da te indicata. Puoi aiutarci indicando il numero di codice fiscale: 91056070930
| 23 Marzo 2006 |
concerto gospel
con poco si può fare molto.
lo scorso 9 dicembre presso l'Auditorium Concordia di Pordenone, è stata presentata ufficialmente alla cittadinanza la missione Rehoboth. Foltissima e confortante la presenza di pubblico cittadino. Nel corso della serata, patrocinata dal Comune di Pordenone, sono intervenute le corali di Aviano e Treviso che hanno eseguito brani di musica Gospel, coinvolgendo il pubblico presente. E' stata esposta una piccola mostra fotografica e proiettati filmati relativi alla inaugurazione del Centro avvenuta lo scorso 6 agosto. La nostra speranza è di fare in modo che questo diventi un appuntamento fisso che aggiorni sullo stato della Casa per orfani e sensibilizzi verso i meno fortunati, alla luce del motto: con poco si può fare molto.
| 19 Gennaio 2006 |
PROGETTO REHOBOTH
Rehoboth è il nome dell’Associazione di volontariato della Chiesa Cristiana Evangelica – comunità Pentecostale di Pordenone - che opera nel campo dell’assistenza amministrativa agli immigrati, di sostegno sociale tramite il Banco Alimentare e nella g
Rehoboth è il nome dell’Associazione di volontariato della Chiesa Cristiana Evangelica – comunità Pentecostale di Pordenone - che opera nel campo dell’assistenza amministrativa agli immigrati, di sostegno sociale tramite il Banco Alimentare e nella gestione di “Case Famiglia” per orfani. Stiamo completando la documentazione necessaria all’iscrizione nel Registro Regionale delle Onlus del Friuli Venezia Giulia, mentre il Governo della Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), ci ha riconosciuti quale Organizzazione non Governativa (ONG) e lo scorso 6 agosto abbiamo inaugurato la prima casa famiglia a Kinshasa, nel quartiere di Yolo Sud nel Comune di Kalamu. E’ stata una cerimonia breve ma intensa e toccante. Il fratello Bubu Donatien, pastore della Chiesa Evangelica AS.E.G.I. di Kinshasa che è la Chiesa partner della nostra Associazione, ed il sottoscritto, hanno brevemente riassunto la storia di questa iniziativa. Il pastore Giacomo Loggia, coordinatore della Chiesa Cristiana Pentecostale Italiana (C.C.P.I.) ha guidato la preghiera invocando la benedizione del Signore sui bambini ospiti e sui collaboratori ed infine, Evà ed Eugenie Tshimbalanga, diaconi della nostra Chiesa e responsabili della Casa Famiglia di Kinshasa, hanno tagliato il tradizionale nastro. La gioia dei primi cinque bambini che vivranno nella struttura ci ha ripagati del viaggio e della fatica. Sono veramente grato al Signore che ci permette di collaborare con Lui in quest’opera. La struttura operativa è semplice e garantisce la massima trasparenza amministrativa e finanziaria ed è così articolata: 1. i bambini sono orfani di entrambi i genitori oppure di madre e abbandonati dai padri (succede purtroppo molto spesso) e vengono ospitati nella casa famiglia che mira, di fatto, ad essere una piccola famiglia. La loro cura è affidata ad una “mamma” (a Kinshasa è una vedova che nella Chiesa locale si occupa dei numerosi orfani) che oltre al governo della casa si occupa anche dell’aspetto educativo ed affettivo, ed è questo il motivo per cui, nell’interesse primario dei bambini, riteniamo più utile avere tante piccole strutture anzichè un Centro unico con molti ospiti che, di fatto, non supplirebbe al rapporto umano ed affettivo del quale essi hanno bisogno al pari dell’istruzione e del cibo. 2. la formazione spirituale è affidata alla Chiesa partner di Kinshasa. 3. l’istruzione scolastica viene fornita in loco e non è gratuita ed è compresa nella quota annua. 4. l’assistenza sanitaria attualmente viene fornita gratuitamente da un medico locale, ma per altre case potrebbe avere un’incidenza sui costi. 5. stiamo studiando la possibilità di operare nel campo delle adozioni internazionali ed è in corso di perfezionamento la richiesta di partenariato col Governo, il che ci consentirebbe di operare con delle esenzioni fiscali utili a contenere i costi. 6. il costo per la gestione di una casa famiglia con 6–8 bambini si aggira intorno ai 5.000,00 (cinquemila) euro all’anno. La cifra varia in dipendenza del costo per l’affitto della casa, di eventuali spese sanitarie extra. Offerte Eventuali offerte vanno effettuate sul conto corrente postale 58227489 abi 07601 cab 12500 intestato ad: Associazione Rehoboth V.le Marconi 15, 33170 Pordenone e, se effettuate da privati, verranno utilizzate a copertura dei costi della struttura già esistente che attualmente è sostenuta per intero dalla Chiesa di Pordenone. Case famiglia Qualora più persone o Chiese o gruppi di Chiese, vogliano sostenere per intero una Casa Famiglia con le stesse modalità di quella esistente, possono fruire del supporto tecnico ed amministrativo della nostra Associazione per l’apertura di una Casa Famiglia, versando trimestralmente la somma necessaria alla nostra Associazione che fornirà il rendiconto specifico di quella Casa Famiglia, oppure intrattenere un rapporto diretto con la nostra Chiesa partner. Ciò permette di ridurre al minimo i costi amministrativi, di controllare le uscite e di verificare in qualunque momento la funzionalità della struttura. Progetti In futuro, dato che i costi non sono proibitivi, si potrà pensare ad un Centro composto da più Case Famiglia (una sorta di villaggio), con uffici e camere per ospiti, ove avviare una missione di supporto alle Chiese locali per l’evangelizzazione, ed alla creazione di aziende agricole, di artigianato e di servizi. Ciò consentirebbe di avere una Scuola con proprio personale, di inviare periodicamente volontari delle nostre Chiese per brevi periodi al fine di formare ed avviare i ragazzi alle attività produttive “in loco”. Saremo lieti se ci contatterete per ulteriori informazioni allo 0434.540357 (ore ufficio) oppure all’indirizzo di posta elettronica gsoveri@libero.it Ulteriori informazioni su www.pordenonevangelica.org
| 7 Settembre 2005 |
CONGO
Quando ero bambino c’era una trasmissione televisiva che mi piaceva molto; la TV era in bianco e nero ma aveva ancora qualcosa di magico, ed io aspettavo con ansia le cinque del pomeriggio, orario in cui la TV dei Ragazzi( questo era il titolo), proiettando immagini di Paesi lontani accendeva la nostra fantasia. C’erano immagini da tutto il mondo; dal fiume San Lorenzo nel Nord America, al Nilo in Egitto, ma tra tutte, quelle che più mi appassionavano, venivano dal Congo. Per me, ragazzino, il Congo era l’Africa! Per cui, trovarmi nelle scorse settimane nella Repubblica Democratica del Congo ( ex Zaire o Congo Belga, per intenderci), pur se il viaggio era preparato da diversi mesi, è stata una fortissima emozione. Ma andiamo con ordine. Per una di quelle “coincidenze” che solo il Signore sa predisporre, mi trovai sullo stesso aereo col fratello Giacomo Loggia di Gela e col fratello Francesco Aprile di Niscemi. Sapevo che Giacomo aveva in programma una visita ad una missione più o meno nello stesso periodo in cui sarei partito anch’io, ma trovarci insieme senza esserci accordati è stato un ulteriore segno della benevolenza del Signore. Il viaggio prevedeva un giorno di sosta in Etiopia, in attesa della coincidenza per Kinshasa. Addis Abeba ci aveva impressionato per l’estrema povertà e il degrado. Avevamo fatto un breve giro per il centro città, accompagnati da un giovane ragazzo, uno dei tanti ragazzi che stazionano davanti agli alberghi, ove alloggiano i viaggiatori stranieri e, in cambio di pochi dollari, si offrono come guide. Mi aveva colpito questo ragazzo di 17 anni, di nome David, sveglio, dolce, orfano di entrambi i genitori ma, col passare delle ore, mi sono reso conto che, purtroppo, in Africa queste sono situazioni tanto diffuse da poter essere considerate normali! Era bastato dare qualche spicciolo ad uno dei numerosi bambini che chiedevano l’elemosina fuori dal nostro albergo, per essere subito circondati da un nugolo di mendicanti e costretti ad un brusco rientro in albergo. Partii con un senso di sgomento ma, lo confesso anche di sollievo; non sapevo che la realtà di Kinshasa mi sarebbe parsa ancor peggiore di quella di Addis Abeba. Quelle che nella capitale del Congo vengono considerate case di buon livello, in Italia, difficilmente supererebbero l’esame di agibilità. Tutto è vecchio e in stato di abbandono; sembra di muoversi in una città uscita da un massiccio bombardamento. Il loro vecchio Presidente, Mobutu, ha spadroneggiato e taglieggiato il Paese per trent’anni, depositando le ricchezze nazionali sui propri conti esteri (e ancora le banche, come al solito, si rifiutano di restituire gran parte delle somme pur sapendo che le detengono illegittimamente). La guerra ha compiuto il resto e oggi il risultato è la miseria di grandissima parte dei congolesi. Mobutu, peraltro, non si è limitato a derubare i suoi connazionali, ma sembra essersi accanito con cattiveria per distruggere e sfasciare tutto il possibile nella nazione della quale è stato il dittatore con l’appoggio delle potenze straniere. Le strade sono una distesa di buche e voragini, prive di manutenzione, intervallate da pezzetti di asfalto e sabbia fine che entra dappertutto. Altro grosso problema di Kinshasa è l’inquinamento; infatti in Congo, come in gran parte del resto dell’Africa, vengono spedite le autovetture che vengono rottamate in Europa e che con i loro micidiali gas di scarico rendono l’aria irrespirabile. Quello che ho visto nelle due settimane di permanenza a Kinshasa non era il Congo della TV dei ragazzi, ma il frutto evidente delle ingiustizie umane, delle violenze, delle guerre, degli sfruttamenti, uniti ad una buona dose di indolenza della popolazione. Milioni di persone ogni mattina si svegliano e hanno il problema di mangiare; le condizioni igieniche sono scioccanti e non è infrequente vedere le fogne a cielo aperto con i loro liquidi nerastri stagnanti, accanto ad una donna che frigge le frittelle che venderà per pochi centesimi di Franchi Congolesi (500 Franchi equivalgono ad un Dollaro Americano). I primi giorni, quando tornavo in albergo ero come ubriaco per lo smog e con la pelle coperta da uno strato di nero composto da gas di scarico e polvere. Ogni tanto, lo confesso, pensavo all’aria che si respira sulle montagne del Nord Est, ma con un senso di profondo disagio perché non posso non pensare ai milioni di individui che ogni giorno respirano quei veleni, ai giovani poliziotti che, per dieci dollari al mese, dirigono il traffico, ai bambini che scorazzano in quelle strade. I danni alla salute ed all’ambiente sono facilmente immaginabili. Non esiste alcun controllo, né prevenzione ad alcun livello. La città pullula di poliziotti, per lo più giovanissimi, con le loro divise gialle o blu che non sempre ricevono dal Governo il loro misero stipendio di dieci dollari e che per questo motivo si “arrangiano”, fermando le auto ed “esentando” i conducenti dai controlli in cambio di qualche franco. Ovunque ti trovi, qualunque cosa tu debba fare, lecita o illecita, ti si avvicina un poliziotto che per pochi franchi ti fa passare senza fare la fila, fa la guardia alla tua auto e comunque trova il modo di renderti qualche piccolo servizio; non è corruzione, è sopravvivenza! Il PIL del Congo è composto per circa il 60% dagli aiuti internazionali e questo in una nazione che è ricchissima di diamanti, di rame, di petrolio, di ogni tipo di minerale e che ha un terreno fertilissimo, in cui c’è abbondanza di acqua. Ma, nonostante tutto ciò, l’economia è a pezzi. I diamanti vengono lavorati ad Amsterdam, l’energia elettrica sfruttata dal Belgio, il petrolio ed il resto da multinazionali varie. C’è un solo treno, vecchissimo e stracarico di persone, privo di finestrini. Non ho avuto l’opportunità di salirvi sopra, ma posso immaginare facilmente le condizioni degli scompartimenti. Ovunque si vada, per uffici o negozi, si inventano qualcosa per complicarti la vita e quando senti la parola “compliquè” puoi star certo che tutto si risolverà con una piccola mancia. Tutto ciò alle volte ci faceva sorridere ma altre volte faceva rabbia perché è la palese dimostrazione dell’inesistenza di punti di riferimento legali, sociali e morali. Le Chiese Tempio dei miracoli e delle meraviglie, Chiesa dei segni e prodigi, Chiesa Evangelica del Reverendo Profeta Tal dei Tali…sono solo alcuni degli altisonanti nomi di alcune delle centinaia o probabilmente migliaia, di Chiese di Kinshasa che, più o meno, si definiscono evangeliche. Occorre avere discernimento e buon senso, perché anche la religione a Kinshasa rappresenta un modo per sbarcare il lunario (ma per dir la verità, ciò accade anche in America, Sud America e Italia, isole comprese)! Apparentemente tutti hanno un grande rispetto per i Pastori, probabilmente ciò deriva da culture ancestrali che veneravano e temevano gli stregoni. Il Pastore di una Chiesa Evangelica, un austero e serio uomo di Dio svizzero, mi disse che molti ex indovini hanno fiutato l’affare e si sono “riciclati” come pastori e profeti; sembra che alcuni vendano dei biglietti in una sorta di lotteria ed i possessori del biglietto estratto ricevono una…profezia… Grazie a Dio, non tutte le Chiese sono così; non mancano gli uomini e le donne di Dio, ma occorre avere discernimento e non farsi trarre in inganno dall’impressionante numero di Chiese Evangeliche. E’ buona cosa rispettare ed apprezzare le usanze locali, le “tradizioni” evangeliche, ma ciò non può andare a discapito della Scrittura e la vigilanza è d’obbligo; a tal proposito voglio raccontare un fatto. Avevo appena finito di predicare nella Chiesa del nostro collega ed amico, Bubu Donatien, pastore della nostra Chiesa partner, quando vidi che i fedeli venivano avanti e deponevano denaro in una cesta. Anche se nella nostra Chiesa di Pordenone non sollecitiamo i presenti a partecipare alla “colletta” ma preferiamo deporre le nostre offerte in una cassetta in fondo alla Sala, pensai che sarebbe stata buona cosa partecipare anch’io alla raccolta. La sorella Eugenie, che mi faceva da interprete mi disse di non farlo, perché quella raccolta era per me. Immaginate il mio stupore ed il mio imbarazzo! E’ infatti abitudine diffusa che i fedeli “contraccambino” il servizio reso dal predicatore con un’offerta in denaro e citano Galati 6:6 e Romani 15:27. La Scrittura va sempre letta nella sua interezza e comunque, pur se sostenuto da un insegnamento di Paolo (che a Corinto si comportò però in altro modo e in tal senso sollecitò i Tessalonicesi -cfr II Tess. 3:10 -), l’applicazione pratica può portare ad abusi e storture. C’è senza dubbio tra le persone una fortissima carica di spiritualità unita ad una notevole carica emotiva per cui, un predicatore che “tocchi” le corde giuste può farsi “ricompensare” adeguatamente! In tale ambiente dottrine eretiche sulla prosperità e sui legami generazionali possono avere un impatto devastante a scapito di anime preziose che hanno bisogno di cibo spirituale sano. I poveri possono così finire con l’essere sfruttati da coloro che non sono pastori ma mercenari, e mi preoccupa che, il tempo impiegato a parlare di soldi ed a raccogliere offerte, sia pari o maggiore del tempo passato a lodare e adorare il nostro Signore e Salvatore! Al culto successivo doveva predicare il fratello Giacomo Loggia ed io lo avvertii dell’usanza, ma nonostante ciò, i fedeli hanno depositato la loro offerta. Abbiamo comunque devoluto il ricavato delle offerte alle casse della Chiesa che ci ha ospitato, per finanziare le loro numerose attività a favore dei bisognosi. E’ degno di nota il fatto che questa gente, per lo più poverissima, dona per gli ospiti, per gli orfani e per l’acquisto del loro locale di culto. Quanto dobbiamo riflettere noi occidentali che ci riteniamo poveri perché la nostra economia conosce una fase di recessione ed ancora abbiamo problemi con quella che viene chiamata decima. Già, la decima; quasi che il restante novanta per cento delle nostre disponibilità ci appartenga. Diceva Martin Lutero che l’uomo convertito deve essere raggiunto in tre aree della propria vita: la mente, il cuore ed il …portamonete! La Chiesa, comunque, rappresenta la speranza del Congo per il semplice motivo che essendoci molti credenti (pur con i distinguo che ho fatto sopra), ci sono molti che pregano per la loro Nazione e per le autorità locali. La sorella Eugenie ha citato il Salmo 33, in particolare i versi 20-22, facendone una sorta di manifesto della loro speranza di riscatto morale e sociale. Nonostante la situazione politica che si regge su di una pace molto precaria tra le fazioni che hanno combattuto fino a pochi anni fa una lunga e sanguinosa guerra civile, c’è di buono che non vi è alcun ostacolo alla libertà religiosa e ciò potrebbe dare al Congo una possibilità straordinaria per porre delle basi morali che permeino le coscienze e siano le fondamenta della futura società. Abbiamo incontrato giovani che hanno progetti e sogni per il loro paese, accanto ad altri che hanno un quasi rifiuto delle loro identità etnica e sognano solo di venire in occidente. Occorre alimentare la loro speranza; è indispensabile aiutarli nell’immediato a soddisfare i bisogni primari, ma anche formarli ed istruirli perché siano loro stessi gli artefici del loro riscatto e del loro progresso. Il nostro progetto, come più dettagliatamente esposto altrove, prevede l’inserimento degli orfani in una sorta di famiglia, con una “mamma” che vive con loro e li alleva e con il sostegno di una Chiesa Evangelica di appoggio per la loro formazione spirituale e morale. Questo è uno dei motivi per cui riteniamo che debba trattarsi di una struttura con non più di 8 – 10 bambini. Il costo medio per un bambino si aggira intorno ai 50 euro e comprende vitto, alloggio, vestiario, spese di istruzione scolastica, spese sanitarie ed un piccolo sostegno economico alla “mamma”. La struttura piccola permette di avere la massima trasparenza finanziaria ed amministrativa; noi puntiamo se troveremo altre Chiese o persone sensibili, a costituire più case famiglia ma sempre di ridotte dimensioni, per i motivi su esposti. Per maggiori informazioni connettersi al sito www.pordenonevangelica.org oppure telefonare in ore ufficio allo 0434.540357 o scrivere all’indirizzo di posta elettronica gsoveri@libero.it
| 7 Settembre 2005 |
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